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Spam, questo nemico, disse l'e-mail marketing.


Fidelizzazione e conquista del cliente finale rappresentano importanti obiettivi dell'area marketing. Spesso ci si serve di news letters, di e-mail per tenere aggiornato l'utente o il consumatore su novità, sconti e via dicendo.
Ma qui subentrano il cestino, la posta indesiderata, il simbolino della fiammetta. Proprio così, proprio lui: lo SPAM, maledetta etichetta.


Ma che cos'è?

La parola risale dal nome di una marca di carne in scatola fabbricata dalla Hormel Food Corporation. Il prodotto è celebre poichè fu una delle poche carni escluse dal razionamento alimentare durante la seconda guerra mondiale, e la sua famigerata celebrità è durata anche negli anni successivi.
SPAM è un acronimo e su questo c'è molto dibattito: «Shoulder of Pork And haM» («spalla di maiale e prosciutto»). Altre spiegazioni possibili sono «SPiced hAM» («prosciutto aromatizzato»), «Spiced Pork and hAM» («maiale e prosciutto aromatizzati»), «Specially Processed Army Meat» («carne per l'esercito fabbricata in modo speciale») oppure «Specially Processed Assorted Meat» («carne mista fabbricata in modo speciale») per la versione light che contiene carne sia di maiale che di pollo.
Comunque sia venne il giorno in cui questa carne fu associata alla Posta elettronica.
Colpevole è stata una scenetta dei Monty Pyton, in un ristorante sul cui menù compaiono solamente pietanze contenenti SPAM un gruppo di vichinghi ordina dei piatti «senza» SPAM, cosa che la cameriera puntualmente disattende. La scenetta probabilmente è legata alla politica di razionamento bellico della carne.
Nel finale tutti cantano una canzone che ripete infinite volte le dubbie virtù dello SPAM, da cui il nesso. Dice il ritornello: "SPAM SPAM SPAM SPAM SPAM SPAM SPAM SPAM Lovely SPAM, wonderful SPAM!"

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Da qui il termine entrò nel decennio seguente nelle prime chat rooms, dove alcuni utenti lo utilizzarono per irritare altri users. Il gioco consisteva nel ripeterlo infinite volte in modo da far scorrere il testo degli altri utenti fuori dallo schermo, diventando universalmente associato al senso di fastidio.


Ovviamente gli avvocati della Hormel scattarono subito per la violazione del marchio, ne risultò questo compromesso sul loro sito web: «Non ci opponiamo all'uso di questo termine gergale per descrivere la posta commerciale non richiesta, benché ci opponiamo all'uso del nostro prodotto in associazione con questa parola. Inoltre, se il termine deve essere usato, deve essere scritto solo in lettere minuscole per distinguerlo dal nostro marchio registrato SPAM, che dovrebbe essere scritto solo in lettere maiuscole.».
Quindi è proprio questa carne in scatola intesa come fastidio che tormenta gli strateghi dell' email marketing.

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Se da una parte si attesta che anche nel 2016 il DEM resterà tra le attività primarie per il settore, dall’altra è noto che le mail che la nostra casella di posta identificate come spam finiscono direttamente nella posta indesiderata, e quasi certamente non verranno mai lette. Lo spam è un problema che affligge pesantemente il nostro paese: uno studio della Securelist posiziona l’Italia al quinto posto a livello mondiale per maggiore traffico di email oscure. Nel 2011 la cifra stimata riguardante i messaggi di spam si aggira su circa 7.000 miliardi di comunicazioni indesiderate.

Ma qual'è la differenza tra lo spam ed il legittimo marketing?

L'email marketing segue delle regole ben precise, a partire dalla legislazione specifica Europea.
Mentre la legge statunitense si chiama "CAN-SPAM Act", in Europa vige la "Direttiva Opt-In". Si occupa di coprire due tipologie di comunicazioni commerciali, quella del B2C, ovvero le comunicazioni tra aziende e clienti privati e quella relativa al B2B, ovvero le comunicazioni destinate alle attività commerciali.
La direttiva 2002/58/EC, poi rettificata con la 2003/58/EC prevede che tutte le comunicazioni elettroniche B2C destinate alla promozione di servizi e prodotti siano legalmente valide solo nel caso il destinatario abbia volontariamente dato il proprio consenso per ricevere tali comunicazioni. Eccezione va fatta nel caso il contatto tra azienda e cliente privato sia avvenuto in precedenza per motivi commerciali, in questo caso le comunicazioni precedenti acquistano la valenza di "Opt-in".

Per il marketing B2B invece vige la regola dell'Opt-out, ovvero tutte le campagne marketing sono legalmente ammesse anche senza il consenso dell'azienda destinataria, ma solo a patto che vi sia un metodo "comodo" per disiscriversi o per terminare la ricezione di pubblicità elettronica.

La legislatura europea è piuttosto ferra anche per quanto riguarda l'identità del mittente, ogni comunicazione deve essere chiaramente riconducibile ad un'attività commerciale, inclusa denominazione ufficiale contatti aziendali. Qualsiasi tentativo di nascondere o camuffare l'identità del mittente è considerato illegale.

Le sanzioni nel caso di denuncia dei destinatari o degli intermediari (i provider di servizi internet ad esempio, obbligati ad aumentare la capacità di banda e server) variano dalla semplice attivazione di filtri automatizzati atti ad impedire future comunicazioni, fino a multe che variano dai 3000 agli 18000 euro.

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Lo spam colpisce chiunque in maniera casuale, senza un target preciso, per raggirare più che convincere ad acquistare un prodotto o servizio, che è il mestiere dei marketers. Il confine resta comunque sottile.
La sfida ora sta nella capacità di differenziazione del messaggio puntando sulla qualità del contenuto.


Ora detto ciò, chissà se la nostra carne SPAM farà dello spam? Sicuramente è diventata un icona con museo o tour guidati: http://www.spam.com/

#emailmarketing #newsletter #dem


06 April 2016 - by Daniela Allocco




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